Ministero del lavoro: le raccomandazioni per l’utilizzo del lavoro agile

Con la circolare del 5 gennaio 2022, il Ministero del lavoro, a seguito del protrarsi dello stato di emergenza, raccomanda il massimo utilizzo del “lavoro agile” per le attività del settore privato che possono essere svolte al proprio domicilio o a distanza, ferma restando la necessità che il datore di lavoro garantisca adeguate condizioni di supporto al lavoratore e alla sua attività (assistenza all’uso delle apparecchiature, modulazione dei tempi di lavoro e delle pause).

Come già comunicato con la nostra circolare del 2 gennaio 2021, giova ricordare che, fino al 31 marzo 2022:

  • è possibile ricorrere al lavoro agile anche in assenza degli accordi individuali e gli obblighi di informativa in materia di sicurezza sul lavoro possono essere assolti telematicamente ricorrendo alla documentazione disponibile nel sito dell’Inail;
  • le comunicazioni di lavoro agile nel settore privato devono essere effettuate esclusivamente attraverso la procedura semplificata già in uso, utilizzando l’applicativo informatico disponibile sul portale del Ministero del lavoro.

Il lavoro agile, il cosiddetto smart working, è cresciuto molto durante la pandemia, ma al di là dell’emergenza sarà una modalità che, in futuro, caratterizzerà il lavoro anche nella quotidianità. Proprio per questo il Governo ha voluto raggiungere un accordo con tutte le parti sociali, che disciplinasse i problemi evidenziati da questa modalità organizzativa del lavoro siglando un protocollo ufficiale per lo smart working nel settore privato (circolare del 15 dicembre 2021).

Contratto di smart working nel privato

Il nuovo protocollo per il settore privato specifica che l’adesione allo smart working è su base volontaria e subordinata alla sottoscrizione di un accordo individuale, fermo restando il diritto di recesso (laddove previsto). L'eventuale rifiuto del lavoratore di aderire o svolgere le proprie mansioni in modalità di lavoro agile non configura di per sé gli estremi del licenziamento per giusta causa o giustificato motivo.

Inoltre, il nuovo protocollo continua a prevedere la differenza tra smart working e telelavoro. Per quest’ultimo, infatti, continua ad applicarsi la vigente disciplina normativa e contrattuale, laddove prevista.

Cosa prevede il protocollo smart working

L'accordo di smart working che sottoscrivono il datore di lavoro e il lavoratore deve adeguarsi ai contenuti della eventuale contrattazione collettiva di riferimento e comunque deve essere coerente con la disciplina di legge e con le linee di indirizzo definite nel Protocollo.

Ogni accordo deve prevedere:

  • la durata dell'accordo, che può essere a termine o indeterminato;
  • l'alternanza tra i periodi di lavoro all'interno e all'esterno dei locali aziendali;
  • i luoghi eventualmente esclusi per lo svolgimento della prestazione lavorativa esterna ai locali aziendali;
  • gli aspetti relativi all'esecuzione della prestazione lavorativa svolta al di fuori dei locali aziendali;
  • le condotte che possono generare sanzioni disciplinari nel rispetto della disciplina prevista dai contratti collettivi;
  • gli strumenti di lavoro;
  • i tempi di riposo del lavoratore e le misure che garantiscono la disconnessione;
  • le forme e le modalità di controllo della prestazione lavorativa all'esterno dei locali aziendali;
  • l'attività formativa eventualmente necessaria per lo svolgimento della prestazione di lavoro in modalità agile e le forme e le modalità di esercizio dei diritti sindacali.

Diritto alla disconnessione

Il lavoro in smart working, secondo le nuove regole del protocollo, può essere suddiviso in fasce orarie, le quali prevedono in ogni caso anche la fascia di disconnessione nella quale il lavoratore non eroga la prestazione lavorativa.

Nei casi di assenze considerate “legittime” (malattia, infortuni, permessi retribuiti, ferie, ecc.), il lavoratore con un accordo di lavoro in smart working può disattivare i propri dispositivi di connessione e, anche in caso di ricezione di comunicazioni aziendali, non è tenuto a prenderle in carico prima della prevista ripresa dell'attività lavorativa.

Luogo di lavoro

Il lavoratore con contratto di smart working può scegliere il luogo dove svolgere la prestazione in modalità agile, a patto che rispetti le caratteristiche necessarie per garantire la regolare esecuzione della prestazione, in condizioni di sicurezza e riservatezza (soprattutto per il trattamento dei dati e delle informazioni aziendali).

Strumenti di lavoro

Salvo accordi differenti, il datore di lavoro è tenuto a fornire la strumentazione tecnologica e informatica necessaria allo svolgimento delle mansioni lavorative del dipendente in smart working. Le spese di manutenzione e di sostituzione della strumentazione fornita dal datore di lavoro, necessaria per l'attività prestata dal dipendente in modalità agile, sono a carico del datore di lavoro stesso, che ne resta proprietario.

In caso di guasto, furto o smarrimento delle attrezzature di lavoro, e quando il dipendente non è nelle condizioni di svolgere le sue mansioni, deve avvertire tempestivamente il proprio responsabile. Nel caso non si possa riprendere l'attività lavorativa da remoto in tempi ragionevoli, il dipendente e il datore di lavoro devono concordare le modalità di completamento della prestazione lavorativa, compreso il rientro presso i locali aziendali.

Permessi e straordinari

Anche il lavoratore in smart working può richiedere i permessi orari previsti dai contratti collettivi o dalle norme di legge quali, per esempio, i permessi per particolari motivi personali o familiari (legge n. 104).

A seconda di quanto previsto dai contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali, durante le giornate in cui la prestazione lavorativa viene svolta in smart working non possono essere previste e autorizzate prestazioni di lavoro straordinario.

Formazione

Tutti i lavoratori in smart working lavoro devono avere pari opportunità nell'utilizzo degli strumenti di lavoro e per l’accrescimento del proprio bagaglio professionale. Per questo il nuovo protocollo stabilisce che siano previsti percorsi formativi, finalizzati a incrementare specifiche competenze tecniche, organizzative e digitali, anche per un efficace e sicuro utilizzo degli strumenti di lavoro forniti in dotazione.

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