Elezioni politiche: la gestione delle assenze dei lavoratori

Il 25 settembre 2022, molte aziende si troveranno a dover gestire giorni di assenza dei propri lavoratori per motivi elettorali, tenuto conto che, dalle ore 7 alle ore 23, si svolgeranno le elezioni per il rinnovo della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.

Con l’occasione, rivediamo i riflessi per le aziende nella gestione delle assenze dei lavoratori.

In occasione di tutte le consultazioni elettorali disciplinate da leggi della Repubblica o delle Regioni, coloro che adempiono funzioni presso gli uffici elettorali, ivi compresi i rappresentanti dei candidati nei collegi uninominali e di lista o di gruppo di candidati nonché, in occasione di referendum, i rappresentanti dei partiti o gruppi politici e dei promotori del referendum, hanno diritto ad assentarsi dal lavoro per tutto il periodo corrispondente alla durata delle relative operazioni.

I giorni di assenza dal lavoro compresi nel predetto periodo sono considerati, a tutti gli effetti, giorni di attività lavorativa e, come tali, al lavoratore spetta la retribuzione normalmente percepita e assoggettata ai trattamenti assicurativi e previdenziali ordinari. Quanto alla durata dell’assenza, essa è legittimata per l’intera giornata lavorativa anche nel caso in cui l’attività elettorale ne interessi una sola parte in quanto il periodo considerato rilevante a tal fine non può essere frazionato a mezza giornata o a ore (Cass. 19 settembre 2001 n. 11830 e 17 giugno 2002 n. 8712).

Si pensi ad esempio alle operazioni di scrutinio, che sovente si protraggono oltre la mezzanotte: in tale situazione si considera giornata di impegno elettorale anche quella in cui si concludono le predette operazioni, nonostante l’impegno concreto del lavoratore possa essere, talvolta, inferiore all’ora. Conseguentemente, non sarà possibile richiedere al dipendente di svolgere la prestazione lavorativa nei giorni di impegno elettorale, anche in fasce orarie non coincidenti con l’effettivo impegno al seggio.

Inoltre, per ogni giorno festivo (domenica) o comunque non lavorativo dedicato al seggio (il sabato, nel caso della settimana c.d. “corta”), il lavoratore ha diritto, alternativamente, ad altrettanti giorni di riposo o alla relativa quota di retribuzione giornaliera, in aggiunta a quella mensile, così come previsto dall’art. 1 della L. n. 69/1992. I cosiddetti “riposi compensativi” sono finalizzati al recupero delle energie psicofisiche del dipendente e si quantificano sulla base del suo orario di lavoro settimanale. In particolare, a seconda che questo si articoli in sei o cinque giorni lavorativi, il lavoratore avrà diritto rispettivamente a uno o due giorni di riposo compensativo.

Tali giornate dovranno essere godute subito dopo la fine delle operazioni di seggio, anche se si ritiene possibile programmare con il proprio datore di lavoro date diverse. L’eventuale mancata fruizione dei riposi da parte del lavoratore darà, comunque, il diritto a quest’ultimo di percepire le quote giornaliere di retribuzione dovuta per il periodo di svolgimento delle operazioni elettorali.

La disciplina che riconosce al lavoratore che adempie funzioni presso gli uffici elettorali il diritto a riposi compensativi per i giorni festivi o non lavorativi eventualmente compresi nel periodo di svolgimento delle operazioni elettorali, non può trovare applicazione nell’ipotesi in cui il lavoratore impegnato nello svolgimento di funzioni elettorali si trovi in cassa integrazione. In questo periodo, infatti, il lavoratore si trova in una situazione nella quale le reciproche obbligazioni principali a carico delle parti, costituite dalla prestazione dell’attività lavorativa e dalla corresponsione della retribuzione, sono sospese, mentre presupposto indispensabile per l’applicazione della disciplina di legge è la piena funzionalità del rapporto di lavoro (Cass. n. 29774/2018).

La normativa non disciplina gli adempimenti a carico di lavoratori e datori di lavoro in tali situazioni; in applicazione dei principi di correttezza e buona fede, i lavoratori chiamati a partecipare alle operazioni elettorali sono tenuti ad avvisare preventivamente il datore di lavoro della partecipazione ai seggi, in tempo utile da consentire al datore di adottare le opportune misure organizzative. Al rientro in azienda, il lavoratore dimostrerà l’avvenuto servizio presentando copia del medesimo certificato di chiamata con l’indicazione delle giornate di effettiva presenza al seggio, sottoscritto dal presidente del seggio medesimo e vidimato con il timbro della sezione.

Assenza dal lavoro dei dipendenti che si recano a votare in comuni diversi da quelli in cui prestano attività lavorativa

Non è previsto alcun permesso specifico per recarsi a votare. È legittimo, tuttavia, il diritto del lavoratore di chiedere – ed ottenere – permessi anche non retribuiti o ferie per raggiungere il proprio comune di residenza con i mezzi di trasporto ordinari.

Sono previste delle agevolazioni sulle spese di viaggio sostenute, a fronte della presentazione della tessera elettorale. In mancanza della tessera elettorale, il lavoratore potrà firmare un’autocertificazione; in ogni caso, nel viaggio di ritorno, l’elettore dovrà presentare la tessera elettorale recante l’attestazione dell’avvenuta votazione.

Sul sito del Ministero degli Interni https://dait.interno.gov.it/elezioni in occasione di ogni consultazione elettorale, sono pubblicate le norme al momento in vigore.

  

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