QUARANTENA FIGLI: DAL 16/10 PROCEDURA ORDINARIA PER IL LAVORO AGILE

28 settembre 2020

L’articolo 5 del D.L. n. 111/2020, relativo alla ripresa dell’attività scolastica, ha previsto che un lavoratore dipendente (settore pubblico o privato) possa ricorrere allo smart working nel periodo in cui il figlio minore di 14 anni, convivente, venga messo in quarantena a seguito di contatto  verificatosi a scuola. Qualora l’attività lavorativa non possa essere svolta in modalità agile, il genitore può fruire di un congedo indennizzato al 50% della retribuzione, a carico dello Stato (a tal proposito mancano le istruzioni operative Inps).

Queste due opzioni, disponibili da metà settembre scorso fino ad almeno il prossimo 31 dicembre, possono essere esercitate da uno solo dei due genitori se entrambi lavorano e non sono fruibili se almeno uno è già in smart working o non lavora.

Con una Faq pubblicata sul proprio portale istituzionale (www.lavoro.gov.it) il Ministero del Lavoro precisa che fino al 15 ottobre l’eventuale ricorso al lavoro agile può essere comunicato al ministero utilizzando la procedura semplificata operativa nel periodo emergenziale. Dal 16 ottobre, data prevista di cessazione dello stato di emergenza, si dovrà ritornare alla procedura e alle regole ordinarie.

Di conseguenza, sarà necessario sottoscrivere un accordo individuale con il dipendente che regoli lo smart working. L’accordo dovrà poi essere notificato e inviato al Ministero del Lavoro tramite la procedura informatica standard: ovvero l’invio del documento in formato pdf.

Questo adempimento potrebbe riguardare anche pochi giorni (perché in alcuni casi l’isolamento fiduciario può durare meno di due settimane, dipende dopo quanti giorni si prende atto che c’è stato un contatto con un compagno di scuola o un docente positivo) e potrebbe essere ripetuto nel tempo (le cronache di questi giorni testimoniano che la quarantena di intere classi è tutt’altro che un’ipotesi remota).

Si rileva, tuttavia, che la Circolare del Ministero prende in considerazione solamente il caso di contatto verificatosi “all’interno del plesso scolastico”, senza specificare come debbano comportarsi i genitori se il figlio minore di 14 anni risulti a contatto con un “positivo” fuori dalla scuola. In quest’ultima ipotesi, infatti, lo smart working sembra essere una ipotesi non contemplata.

Lo Studio rimane a disposizione per ogni eventuale chiarimento.

 

 

 

 

 

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