Congedi paternità 2022 e altri sostegni alle lavoratrici madri: le prime istruzioni dopo la legge di Bilancio

Tra le misure previste dalla legge di Bilancio ve ne sono alcune rivolte al sostegno della maternità e paternità che si affiancano all’attuazione dell’Assegno unico universale – preso in esame nella circolare del 10 gennaio 2022 – che, dal prossimo mese di marzo rivoluzionerà le modalità di aiuto economico alle famiglie.

Tali misure mirano a rafforzare l’indennità di maternità per le lavoratrici autonome, ad incentivare il ritorno al lavoro, a stabilizzare il congedo di dieci giorni ai padri lavoratori e a investire in maniera cospicua sullo sviluppo degli asili nido.

Sostegno maternità lavoratrici autonome

L’indennità di maternità e riconosciuta per ulteriori tre mesi a decorrere dalla fine del periodo di maternità alle:

  • lavoratrici iscritte alla gestione separata e non iscritte ad altre forme obbligatorie;
  • alle lavoratrici autonome;
  • alle imprenditrici agricole;
  • alle libere professioniste iscritte ad un ente che gestisce forme obbligatorie di previdenza;

Le suddette lavoratrici devono aver dichiarato, nell’anno precedente l’inizio del periodo di maternità, un reddito inferiore a 8.145 euro. Tale importo viene incrementato annualmente sulla base dell’indice di rivalutazione Istat.

Esonero contributivo post-maternità

In via sperimentale, per l’anno 2022, viene riconosciuto (nella misura del 50%) l’esonero per un anno dal versamento dei contributi previdenziali a carico delle lavoratrici madri dipendenti del settore privato, a decorrere dalla data del rientro nel posto di lavoro dopo la fruizione del congedo obbligatorio di maternità e per un periodo massimo di un anno.

Congedo padri

Viene stabilizzato a favore dei padri lavoratori dipendenti:

  • il congedo di 10 giornate di astensione dal lavoro retribuite al 100%;
  • un giorno di congedo facoltativo non retribuito;

da utilizzare entro cinque mesi di età del figlio.

La misura era già prevista in forma sperimentale (per il 2021) dalla normativa precedente ma ora viene stabilizzata.

Ora, con la circolare n. 1 del 3 gennaio 2021, l’Inps ha provveduto a fornire le prime istruzioni sul congedo (richiamando anche la circolare n. 42 dell’11 marzo 2021). In particolare, viene ribadito che:

  • il congedo obbligatorio si configura come un diritto autonomo del padre e, pertanto, è aggiuntivo a quello della madre e spetta comunque indipendentemente dal diritto della madre al congedo obbligatorio. I giorni di congedo obbligatorio, sono riconosciuti anche al padre che fruisce del congedo di paternità ai sensi dell’art. 28 del decreto legislativo n. 151/2001;
  • per quanto concerne il congedo facoltativo del padre, invece, questo non si configura come un diritto autonomo, in quanto è fruibile previo accordo con la madre ed in sua sostituzione, in relazione al periodo di astensione obbligatoria spettante a quest’ultima.

La tutela viene garantita anche nel caso di morte perinatale del figlio; di conseguenza il congedo può essere fruito, sempre entro i cinque mesi successivi alla nascita del figlio, anche nel caso di:

  • figlio nato morto dal primo giorno della 28ª settimana di gestazione (il periodo di cinque mesi entro cui fruire dei giorni di congedo decorre dalla nascita del figlio che in queste situazioni coincide anche con la data del decesso);
  • decesso del figlio nei dieci giorni di vita compreso il giorno della nascita (il periodo di cinque mesi entro cui fruire dei giorni di congedo decorre comunque dalla nascita del e non dalla data di decesso).

Dalla tutela restano pertanto esclusi i padri i cui figli (nati, adottati o affidati) siano deceduti successivamente al decimo giorno di vita (il giorno della nascita è compreso nel conto).

 Fondi per asili nido

Grazie alle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) la legge di Bilancio 2022 ha incrementato la quota del fondo di solidarietà comunale per potenziare il numero di posti disponibili negli asili nido fino a raggiungere nel 2027 il livello minimo garantito del 33% di posti (incluso il servizio privato) per ciascun Comune o bacino territoriale, in rapporto alla popolazione di età compresa tra i 3 e i 36 mesi. Tale disponibilità aumenterà gradualmente di anno in anno: inizialmente solo i territori con un servizio inferiore al 28,88% potranno accedere alle risorse disponibili. Quando tutti i Comuni svantaggiati avranno raggiunto tale soglia, gli investimenti si allargheranno progressivamente anche ad altri, individuando nuovi target parziali, finché tutti avranno raggiunto la quota minima del 33% di posti, indicata come obiettivo anche dall'Unione Europea.

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